In ricordo del Prof. Claudio Ponticelli
L’operato di Ponticelli scienziato e nefrologo, rappresenta una pietra miliare nella storia della nefrologia italiana e mondiale. La rapidità di pensiero e di azione, insieme ad uno straordinario acume e lungimiranza che gli hanno permesso di vedere oltre l’oggi insieme a notevoli doti di tenacia e costanza hanno fatto di lui uno dei riferimenti mondiali per la nefrologia moderna. Il numero e la qualità delle sue pubblicazioni scientifiche parlano da soli. La sua produzione scientifica ha coperto tutto il campo della patologia glomerulare, non solo nella membranosa dove lo schema terapeutico ancora in uso porta il suo nome ma anche nelle lesioni minime, sclerosi focale, IgA.
E’ stato tra i primi a promuovere e credere nel valore della collaborazione tra centri nefrologici, dimostrando come essa consenta di migliorare la cura dei pazienti e accrescere le conoscenze di tutti. Ne sono prova gli studi randomizzati spontanei da lui avviati. Durante la sua ultima uscita pubblica nel settembre 2025, alla inaugurazione della SITO dove è stato insignito del Premio : “Una vita per il trapianto” è proprio alla collaborazione tra centri trapianti che Ponticelli ha dedicato le sue ultime parole e il suo accorato invito convinto che questo fosse il modo per ottenere migliori risultati per la sopravvivenza dei pazienti e per la qualità del trapianto renale.
Pioniere del trapianto renale, e del trapianto da vivente in particolare, alla cui divulgazione ha dedicato il massimo impegno credendoci fermamente. Tra i primi ha sperimentato e ha pubblicato i risultati dell’uso degli inibitori della calcineurina nel trapianto renale che hanno migliorato significativamente la sopravvivenza e la qualità di vita del paziente trapiantato. Ponticelli ha condotto uno studio randomizzato sull’utilizzo delle ciclosporina in monoterapia, in associazione con gli steroidi e con steroidi ed azatioprina. Altri studi multicentrici condotti dal Prof Ponticelli includono l’uso del basiliximab e dell’everolimus e altri con daclizumab, mycophenolate or tacrolimus. Ponticelli ha anche studiato le complicanze extrarenali del trapianto, anche quelle rare come le recidive delle patologie glomerulari primitive. Le sopravvivenze renali del centro trapianti diretto dal prof Ponticelli sono eccellenti.
Negli ultimi anni, non potendo più seguire direttamente i pazienti e dedicarsi alla clinica, ha orientato il suo impegno scientifico verso temi più speculativi, come l’autofagia, di cui intuiva la futura rilevanza fisiopatologica, continuando però a trasmettere il suo pensiero sul trapianto e sulle glomerulonefriti, sia nei congressi che nelle pubblicazioni. Ci sono ancora diversi lavori che ha scritto nelle ultime settimane che usciranno postumi.
Ma oltre che del Ponticelli scienziato, vorrei parlare dell’uomo Ponticelli come io l’ho conosciuto e come molte persone che hanno collaborato con lui lo ricordano. Tutta la sua vita e il suo operato sono stati un esempio di dignità e di coerenza volta a mantenere saldi i suoi principi di onestà e libertà intellettuale, principi ai quali non ha mai rinunciato nemmeno quando sarebbe stato facile trarne grandi vantaggi personali. Una dignità che ha saputo conservare anche nelle avversità, sia in ambito professionale sia in quello personale, fino all’ultima fase della sua vita.
La prima preoccupazione/pensiero della sua giornata lavorativa erano i pazienti, sapeva ascoltarli con pazienza e trovava sempre le parole per farsi capire e dare una speranza anche nelle situazioni più difficili quando le parole erano difficili da trovare.
Probabilmente Claudio Ponticelli non ha ricevuto adeguati riconoscimenti pubblici del suo valore ma diverse generazioni di nefrologi sono cresciute leggendo i suoi lavori scientifici ed ascoltandolo ai congressi ed è ancora forte oggi la sua influenza sui giovani nefrologi e su chi si occupa di trapianto renale. Quella di Ponticelli è una eredità che va mantenuta e custodita perché necessaria per preservare l’umanità e la modernità scientifica della nostra professione.
Prof. Mariano Ferraresso
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